Paese che vai, whisky che bevi… Ma come lo bevi? Facciamo chiarezza


Il whisky, per molti un grande ed elitario amore, per altri un misterioso liquido dai poteri satanici. In ognuno di questi casi, il whisky rimane pur sempre oggetto di grandi dibattiti e opinioni che animano sempre più salotti e banconi dei bar.

Ma facciamo una piccolissima quanto doverosa premessa: Il WHISKY ovunque e dovunque è e rimane un distillato ottenuto dalla fermentazione (e successiva) distillazione di cereali, destinato poi a maturare in botti di legno (generalmente di rovere). Nel caso in cui il cereale in questione è l’orzo, verrà prima fatto germinare e trasformato in malto d’orzo o orzo maltato (che nelle ultime generazioni pare faccia più figo da pronunciare).

Questo è quanto vi basta sapere per avere chiaro quanto andrete a leggere di seguito… (Nulla di troppo complicato in fondo)

Seconda, ma non meno doverosa, premessa: Non chiedetevi continuamente se c’è un modo giusto o sbagliato di bere il whisky, perché non c’è! Potete farci anche i ghiaccioli se vi piacciono, ma ciò che conta è comprendere che il whisky non è una moda o un trend di passaggio, ma uno stato d’animo, un distillato che si apprezza per le sue mille sfaccettature e le varie interpretazioni che assume a seconda dei paesi produttori, quindi leggete questo articolo come fosse la bocca di un amico che vi racconta una storia, e ricordate sempre che il palato è il vostro, così come lo sono tutti i ricordi e le sensazioni legate ad esso e ciò che bevete. Quindi godetevi la magia di ricreare e rivivere sapori e odori lontani, familiari, sgradevoli, e tutto ciò che può darvi una buona bevuta in solitaria o tra buoni compagni di alzate di gomito, e ricordate che nel vostro bicchiere non c’è alcuna frutta fresca, secca, o caramello mou aggiunto… È “solo” whisky!

Proviamo a fare un viaggio virtuale nel mondo, e immaginiamoci a bere del whisky così come tradizione e luoghi diversi suggeriscono. Potremmo partire dalla Scozia, spesso considerata la patria dei torbati (ma non solo) qui ci sono più di un centinaio di distillerie, sparse dappertutto, persino nelle piccole isole limitrofe. Il whisky in Scozia non è sono soltanto una rendita economica ma è anche qualcosa che viene considerata l’identità di questo popolo.  La tradizione di questa bevanda alcolica è così ben radicata nel paese, che anche chi si trova in loco per ammirare il fascino dei suoi castelli, dei suoi verdeggianti pascoli e dei caratteristici villaggi, non può non subire il fascino di questo distillato. Gli scozzesi certamente prediligono il metodo preferito dai puristi, come la parola stessa suggerisce, liscio e a temperatura ambiente. Una bevuta scozzese suggerisce un dram con 4 cl di whisky accompagnato sempre da un bicchiere d’acqua naturale, non troppo fredda e senza bollicine (queste rischierebbero di anestetizzare le papille gustative, e noi vogliamo rimanere come mamma ci ha fatto durante l’esperienza). L’acqua, va quindi bevuta prima del sorso alcolico, e serve anche a ripulire la bocca dai gusti preesistenti. Un po’ come un italiano beve il caffè! Il passaggio successivo è quello di annusare tutti gli aromi soavemente sprigionati dal bicchiere contenente il whisky (non a caso si usa spesso il glencairn glass) e solo successivamente, dopo aver appagato olfatto e mente, si passa alla vera bevuta , che cela sempre una velo di masochismo da duri, considerando l’elevato potere alcolico di questo distillato (tra 40 e 48 gradi e oltre per i cask strength). In Scozia l’estate è più un eufemismo, questo incoraggia moltissimo lo stile libero e la bevuta diretta liscia in purezza.

Il Glencairn, bicchiere ideale per il whisky

Per motivi di similitudine e vicinanza, facciamo un salto in Irlanda, culla natia del whisky (o whiskey, grafia originaria dell’Irlanda, prevalente anche negli Stati Uniti). Potremmo ripetere tutta la filosofia appena descritta sopra sullo stile e la bevuta tipica della Scozia, ma non sarebbe conveniente. Basterà dire che anche qui la scelta in purezza prevale, e cogliamo l’occasione (date le analogie) per aggiungere un dettaglio in più che riguarda l’Irlanda quanto la Scozia: La bevuta liscia può essere diluita con qualche goccia d’acqua naturale (7/10 gocce saranno sufficienti) e via libera alla danza dei terpeni! In questo modo si otterrà una gradazione più bassa (circa 30/35 gradi) che aiuterà a far emergere tutti i sapori e i profumi più fini, spesso tenuti in ostaggio dall’alcol. Anche qui vale la pena fare un esempio all’italiana, pensate alla sambuca allungata con acqua, un tripudio di anice e zucchero! Questo accade perchè abbassando la gradazione alcolica si liberano nel bicchiere le molecole idrorepellenti che sono le più aromatiche, conferendo sapori e profumi più intensi.

Adesso però abbandoniamo la pigrizia e voliamo oltre oceano, negli USA. Non a caso vi portiamo in Kentucky, storica patria del Bourbon Whiskey, che vanta la sua produzione fin dai primi anni del ‘700.  Lo stesso termine Bourbon deriva dalla località statunitense d’origine, Bourbon County, qui la materia prima impiegata è, per la maggior parte degli imbottigliamenti, il mais, e a seguire segale e altri cereali.

Ma come si beve il Bourbon in questa parte del mondo? La risposta è come si vuole!
Essendo un distillato molto versatile, può essere sorseggiato liscio, miscelato o sotto forma di long drink. Ormai sono noti a tutti alcuni cocktail a base bourbon particolarmente iconici, che oggi sono tornati sotto i riflettori come dei veri classici del bere anche nel nostro Bel Paese.

Ma la storia ci insegna che non è stato sempre cosi, e che il buon vecchio “whiskey on the rocks” nasce proprio dalla tradizione americana. Ma cosa ci fa una pietra nel bicchiere? Curiosità: il modo di dire on the rocks risale ad un tempo molto lontano in cui non esistevano le fabbriche moderne e nemmeno la macchina per il ghiaccio, e di certo in quella zona dell’emisfero non era pensabile reperire neve fresca. L’unica ingegnosa soluzione era di quella di raccogliere i sassi freddi dai fiumi, raffreddati dalle correnti gelide, e metterli direttamente nel bicchiere. Forte no? La saggezza degli antichi faceva di necessità virtù. Un po’ meno virtuoso è però perseverare in questa tradizione e modalità per bere il whisky, ma noi chi siamo per giudicare i piaceri altrui? L’unico consiglio che ci sentiamo di dare è quello di evitare di mettere cubetti di ghiaccio a caso nel whisky, poiché subirebbe uno shock termico e il raffreddamento repentino farebbe perdere di espressività la vostra bevuta, i profumi verrebbero ovattati e la vostra stessa percezione verrebbe alterata lasciandovi delusi. Vale la pena piallare un whisky pregiato? Certo che no, ma se per sfizio vi va di aggiungere ghiaccio perché siete “americani inside” o semplicemente volete beneficiare della diluizione conseguente, puntate a dei blended non troppo complessi, o degli americani non troppo degni di nota. Ricordate che il whisky non è Champagne! Un altro modo di bere il whisky negli Stati Uniti è nella versione Mint Julep, una miscela rinfrescante, nonchè una vera bomba alcolica travestita da tè alla menta.

Tocca al Giappone, qui servirebbe un intero articolo per raccontare tradizioni, stili, usanze, storia e distillerie nipponiche. Ma non vogliamo punire nessun lettore che sia arrivato fin qui, pertanto porremo l’accento ancora su come è consuetudine bere il whisky in terra asiatica. Si dice che la nuova tendenza sia l’Highball cocktail a base whisky giapponese, chi lo sa? D’altronde il vero bello di questa terra fascinosa è proprio quel velo di mistero che avvolge qualsiasi cosa nata lì. Quindi si, sposiamo la causa! Anche se volendo essere più onesti e attenti, dovremmo ammettere che lo Scotch and Soda appartiene indiscutibilmente agli scozzesi, ma loro restano umili e continuano a portare alta la bandiera del dram liscio da veri duri!

Ma torniamo al nostro highball (che è letteralmente un tumbler alto) ma che in miscelazione sta a significare anche un long drink, composto da una parte di distillato e due parti di soda con ghiaccio. In questo modo si potrà bere il whisky in modo più gentile, rendendolo più fresco, dissetante e anche decisamente più aromatico (anche qui c’è torna il meccanismo della diluizione = più sentori). Ma i giapponesi si sa, sono rinomati per la loro capacità di rendere tutto armonioso e in perfetta connessione con i loro chakra! Apparso in Giappone nei primi anni ’50, l’highball veniva poi bevuto sia come aperitivo che durante un pasto. La sua ricetta è semplice, ma tutto sta nei dettagli, come spesso accade nel Paese del Sol Levante, la giusta soda, una spruzzata di limone e ghiaccio trasformano anche un distillato mediocre in una bevanda rinfrescante e accattivante. Una variante più vivace in sostituzione della semplice soda, è il ginger beer, soprattutto se siete in presenza di un whisky forte e molto speziato o torbato.

Anche in questa occasione vogliamo regalare una piccola perla di saggezza: Non fate un whisky and soda con un bel 25 anni. Sarebbe solo follia!


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