Anche in Sicilia si celebra il distillato nobile per eccellenza: A Catania, la prima degustazione guidata di whisky.


 

Nessun distillato ispira tanta passione come il whisky; ogni bicchiere racconta una storia che parla delle terre selvagge delle Highland, delle calde contee americane sino arrivare alle pendici delle mistiche montagne del Giappone e che ormai sempre più ci rimanda ad ogni angolo del mondo. Dietro la coltre del mistero, ogni sua singola goccia racconta una storia fatta di uomini e di come il loro ardore abbia consentito di plasmare la natura degli elementi amalgamandoli assieme, rendendo tangibile il tempo trascorso ogni volta che ne apriamo una bottiglia; è per questa ragione che i consumatori non vogliono limitarsi a bere un buon whisky, ma vogliono conoscerne l’origine, la produzione e i segreti”. 

Così, Ramon Noto – sommelier e co-proprietario insieme a Salvo Meli del rinomato locale catanese “Akkademia della Birra“- ci accoglie e ci introduce al mondo dei distillati per presentarci il Re di questi ultimi, nel cuore barocco di Catania, immersi in un’atmosfera ottocentesca all’interno dei suggestivi ed eleganti saloni della Villa, presso cui si è svolto il primo evento interamente dedicato al mondo del whisky, attraverso un percorso guidato -dram by dram- ed un viaggio sensoriale in cinque nazioni diverse.
Ci troviamo nella sontuosa Dimora De Mauro (ex dimora da cinque generazioni della famiglia De Mauro a Catania) un palazzo del diciannovesimo secolo situato nel cuore del centro storico della città – ai piedi del vulcano Etna – che conserva ancora il fascino austero ed immortale del suo passato, con ricche e fulgide espressioni barocche a far da cornice alla degustazione, tale da immergere gli ospiti in un clima conviviale e ricco di scoperte sulla storia e la provenienza dei più noti whisky di tutto il mondo.
E’ il sommelier e co-organizzatore  dell’evento “Passione Whisky”   Ramon Noto a raccontarci dei diversi tipi di produzioni,  distillazione e dei migliori abbinamenti, partendo da una selezione di whisky scelta da  Akkademia della birra :
Akkademia della Birra (Ct)

Il viaggio inizia dalle 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗽𝗹𝗮𝘀𝗺𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝘄𝗵𝗶𝘀𝗸𝘆:

– l’𝗜𝗿𝗹𝗮𝗻𝗱𝗮 e la 𝗦𝗰𝗼𝘇𝗶𝗮 che per prime hanno cominciato a distillare i cereali;
– gli 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗡𝗼𝗿𝗱 𝗔𝗺𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮 che hanno saputo adattare le tecniche di distillazione a cereali differenti (come il granturco o la segale);
– il 𝗖𝗮𝗻𝗮𝗱𝗮, diventato uno dei maggiori produttori al mondo per maestria nella negli assemblamenti;
– il 𝗚𝗶𝗮𝗽𝗽𝗼𝗻𝗲, la cui storia comincia negli anni Venti del novecento.

Iniziamo dal glorioso Johnnie Walker Gold:

Questa versione premium del famosissimo Blended scozzese è l’assist per comprendere come la storia dello Scotch debba quasi tutto ai primi Blenders. Nel Gold l’apporto di una grande distilleria come Clynelish è evidente: il profilo è denso e terroso, con accenni di cera e miele. A mio gusto il Vincitore della serata. Chi l’ha detto che il vecchio John ormai è fiacco e non ha più voglia di camminare? 200 anni e non sentirli!

Proseguiamo con Toki:

il Blended di casa Suntory è un inno alla capacità giapponese di generare armonia. Questo Toki contiene i whisky delle tre distillerie del gruppo, Yamazaki, Hakushu e Chita, e si presenta fresco, floreale e molto scorrevole. Lievemente zuccherino, con accenni di cereali e frutta bianca. Sarebbe interessante provarlo in un mizuwari dissetante.

Per gli amanti della torba, Connemara:

Grande classico, anche se di torbati irlandesi ce ne sono ben pochi. Piacevolmente vegetale e floreale, trova la sua ragion d’essere in una torbatura delicata ma decisa. Da berne a litri!

 

Voliamo in Canada con un classico, Crown Royal:

Anche qui abbiamo a che fare con un prodotto storico, attraverso cui si possono ripercorrere le tappe della distillazione in Canada. Il whisky però non è esattamente una storia a lieto fine: molto dolce e caramelloso, con sentori acri di acquavite. Non troppo nelle mie corde.

Giungiamo al classico e ben fatto Bourbon, Eliah Craig:

Prevalenza di  note marcate di vaniglia, frutta gialla, legno dolce. In purezza si lascia degustare senza troppi intellettualismi e non fatico a pensare che in un Old Fashioned possa migliorare di molto anche la serata più storta.

Concludiamo il nostro viaggio sensoriale con Rittenhouse:

Rye statunitense che mi lascia un po’ spiazzata. Il naso ricorda alimenti  dolci come lo zucchero filato… al palato arriva però la sorpresa, con un gusto molto interessante, secco, piccante e fruttato il giusto. Un Rye didattico, che dimostra bene come si possa trasformare un cereale povero come la segale in oro liquido.

Un sentito ringraziamento va a Salvo Meli e gli organizzatori dell’evento ( Keo Comunication di Catania)  che ci danno appuntamento alle prossime date per scoprire piacevolmente i segreti racchiusi in questo storico distillato, in collaborazione con Sanpellegrino, OnestiGroup e la F.I.S. ( Fondazione Italiana Sommelier).

 

 

Ramon Noto presso la Fondazione Italiana Sommelier – Sicilia

 


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